Il borgo di Avella, in provincia di Avellino, sorge lungo la riva del torrente Clanio e si presenta come un sito ricco di storia e, quindi, di interesse archeologico. Al giorno d’oggi Avella detiene un patrimonio archeologico degno di nota tra cui annoveriamo i resti dell’anfiteatro romano, di un acquedotto, di una necropoli e del castello longobardo, anche conosciuto come Castello di San Michele.

Le origi del Castello

Il castello si erge 320 m sulla superficie del mare, su una collina alle cui pendici scorre il torrente Clanio e alle cui spalle sorge una vera e propria barriera naturale costituita dai monti di Avella che separano il comprensorio avellano-baianese dalla Valle Caudina. Il complesso monumentale del castello di Avella gode, quindi, di una vera e propria posizione strategica di controllo del territorio circostante, requisito necessario per la l’efficacia delle fortezze erette in quel tempo.

Il castello fu edificato dai longobardi nel VII secolo d.C., per poi essere coinvolto nel corso della sua storia in numerosi conflitti, subendo la dominazione di gran parte dei popoli stranieri che hanno governato la Campania, tra cui annoveriamo i Longobardi, i Normanni, gli Angioini e infine gli Aragonesi, a cui si deve la costruzione di altri edifici storici della zona. Distrutto dalle continue incursioni nemiche e ricostruito altrettante volte, viene alla fine ricostruito dai Normanni che lo trasformano in una residenza nobile. Demolito in parte dal terremoto del 1456, venne rifatto da Pietro Spinelli nel 1553 ma, nonostante il costoso restauro, venne completamente abbandonato verso la fine del XVI secolo.

Dell’esistenza del Castello avellano si ha notizia nell’Historia Longobardorum di Erchemperto (monaco benedettino scrittore della cronaca longobarda che narra le vicende del Principato di Benevento dal 787 all’889), nella quale si legge che era di proprietà di Guaimaro I e vi si rifugiò il principe Landolfo Suessolano, dopo il saccheggio della sua città compiuto dai Vandali d’Africa.

Le scoperte archeologiche tra le rovine del castello

Le indagini archeologiche sono iniziate tra il 2000 e il 2001 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento concentrandosi sulla rocca, allo scopo di definirne una prima periodizzazione delle sue fasi di occupazione.

Tra i ritrovamenti più importanti che riguardano il castello, vi è sicuramente il Cippus Abellanus. Questa lapide calcarea risale al 150 a.C. ed è attualmente conservata nel Seminario Vescovile di Nola. Questo reperto rappresenta la stipula di una convenzione tra le antiche città di Avella e di Nola. Il fine ultimo di questa convenzione era stabilire la demarcazione dei confini appartenenti ai due territori e la gestione comune del tempio di epoca romana dedicato ad Ercole che i due comuni condividevano.

Il Castello di Avella oggi

Dopo tanti secoli di storia, la sontuosa struttura originaria del castello di Avella si presenta attualmente, da un punto di vista estetico, in uno stato di rudere ma, dal punto di vista emotivo, si può tranquillamente affermare che, calpestando il suolo della collina su cui si ergono i resti della struttura, si avverte un’atmosfera altamente suggestiva, arricchita anche dal panorama che si staglia verso tutto l’agro campano, fino al Vesuvio.

Va detto che la visita di questa area è inserita all’interno di un percorso turistico che comprende anche l’anfiteatro e i mausolei funebri dell’area archeologica. Distante circa 1 km dal Castello, è percorribile un sentiero favorevole al trekking, a piedi, in mountain bike o a cavallo. Il percorso parte dal Castello di Avella e arriva a Tuppo Tuotolo a quota 1215 metri, man mano che si sale, apre sempre più la visuale sul golfo di Napoli.