In una terra come l’Irpinia, ricca di folclore e credenze popolari, ogni paese, anche il più piccolo tramanda di generazione in generazione una serie di usanze legate soprattutto al culto religioso.
A San Potito Ultra, comune che dista meno di 10 Km dal capoluogo, e ospita circa 1.600 anime, negli ultimi anni è stata piacevolmente accolta dall’intera comunità una nuova usanza legata al culto di San Potito martire, nonché patrono del piccolo paesino. Tale tradizione ruota intorno alle vicende legate al martirio del giovane fanciullo Potito.

La vita di San Potito e la leggenda del chiodo

Stando a quanto descritto nella Passio Sancti Potiti risalente al IX secolo d. C., emerge che la nascita di Potito si aggiri intorno al II secolo, indicando come città natale Sardica, in Romania. La Passio narra di una serie di miracoli attribuiti al fanciullo convertitosi al Cristianesimo. Uno di questi miracoli riguarda l’esorcismo di Faustina minore, figlia dell’imperatore romano Antonino Pio.

Nonostante il nobile atto, Potito muore giovanissimo, subendo il martirio proprio per odine dello stesso imperatore. Egli, contrario alla religione monoteista professata dal fanciullo, decide infatti di far gettare quest’ultimo in pasto ai leoni. Inaspettatamente, le feroci belve indietreggiano alla vista di Potito, per poi prostrarsi docilmente ai suoi piedi. A quel punto, l’imperatore ordina di compiere un ulteriore tentativo a danno del fanciullo: egli è costretto ad immergersi in una vasca colma di olio bollente dalla quale emerge, poco dopo, miracolosamente incolume. A causarne definitivamente la morte è un chiodo che, per ordine dell’imperatore Antonino Pio, viene conficcato nel capo di Potito. Questo si trasforma in un’asta che trafigge il fanciullo fino al femore.

Potito muore il 14 gennaio del 160 d.C. a Tricarico, in Basilicata, probabilmente alla tenera età di 13 anni. Viene ricordato e ammirato per l’esempio di vita virtuosa, per il distacco dai piaceri mondani e dalla brama di beni terreni, per l’attaccamento ai precetti ed esempi di Cristo, per la mitezza di carattere, la fortezza e costanza nelle prove e il desiderio di annunziare ad ogni costo che solo in Cristo c’è salvezza.

La festa di San Potito oggi: la tradizione dei bischiodi

Ogni 14 gennaio, la comunità sampotitese festeggia e onora il Santo patrono, protettore di bambini ed adolescenti. A seguito della processione che conduce il simulacro del santo per le vie del paese, e della messa solenne, ai più piccoli della comunità è consegnato, attorno ad un braciere acceso, il tradizionale biscotto a forma di chiodo, detto per l’appunto bischiodo, simbolo del martirio del giovane Potito, affinché essi possano ammirare ed imitare le sue gesta. Col passare degli anni, il dolcetto, preparato dalle massaie del piccolo paese, ha cambiato forma e dimensione. Preparato ora dalle mani esperte dei pasticceri di “Les Gateaux”, viene intinto nel cioccolato fondente che gli conferisce un colore scuro, come fosse arrugginito.

Sin dalla nascita della tradizione, il bischiodo viene consegnato confezionato in un sacchettino trasparente ed accompagnato da un foglio che riassume le vicende del santo Potito con riferimento alla “Passio Sancti Potiti”.

Il 14 gennaio 2018, l’Abate di Montevergine Riccardo Luca Guariglia dona alla comunità sampotitese, guidata dall’allora parroco Don Antonio Vincenzo Paradiso, una reliquia appartenente al Santo Potito, precedentemente conservata nella cripta del Santuario e ora gelosamente custodita nella chiesa Madre, intitolata a Sant’Antonio Abate.