Se ti guardi intorno attraversando l’Irpinia non puoi fare a meno di osservare il meraviglioso paesaggio che ti circonda. Fermandoti un attimo, scorgerai un panorama seducente, fatto di verdi colline e di filari di vite che si inseguono.
L’Irpinia è terra di vino, ambasciatrice di un patrimonio enologico vasto e variegato, fatto di produzioni eccellenti riconosciute sul territorio nazionale ed internazionale.
In provincia, il vino si respira nell’aria. Lo intravedi sulle guance rosse degli anziani del paese, nelle mani di chi al bar del centro scambia quattro chiacchiere dopo il lavoro, nei trattori che lentamente circolano per strada.
Ogni vino in questa zona, è testimone di storia, territorio, cultura e tradizioni.

Tre sono i vitigni principali: l’Aglianico (a bacca rossa), il Fiano e il Greco (a bacca bianca). A questi tre si affiancano una serie di vitigni “minori”, che compongono un patrimonio ampelografico unico.

Il vino Taurasi DOCG

Le 3 DOCG presenti sul territorio sono il Taurasi, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo. Il Taurasi è il primo vino che ha ricevuto la denominazione di origine controllata e garantita non solo in provincia, ma in tutto il Sud Italia.
Il disciplinare prevede che sia ottenuto principalmente da uve Aglianico (85%) provenienti dai 17 comuni indicati, con un invecchiamento minimo di 3 anni, necessario per levigare i tannini e l’acidità che caratterizzano il vitigno.
Un vino importante, complesso e ricco, caratterizzato da profumi intensi, definito “Il Barolo del Sud”.

La storia

Il vino prende il nome proprio dal comune di Taurasi, uno dei comuni nei quali è prevista la produzione delle uve di Aglianico; un vitigno antico, messaggero del tempo, portato in queste zone dai greci nel VII-VI secolo a.C..
Da allora sono tante le testimonianze del pregio e della qualità delle produzioni della zona, da Tito Livio, ai documenti aragonesi, fino a Valagara che, nel 1880, scrive “qui Bacco può avere il suo regno […] ”.

La storia del secolo scorso parla di un vino simbolo, protagonista della cosiddetta “Ferrovia del vino” negli anni ‘30, quando vagoni pieni di aglianico raggiungevano i principali distretti vinicoli del mondo.
Nel ‘50 registra uno stop dovuto alla fillossera ma, successivamente, il Taurasi riprende la sua corsa.
Nel ‘68 vive una delle sue più grandi espressioni grazie alla famiglia Mastroberardino di Atripalda, capace di incantare i palati dei critici di tutto il mondo e di “sedersi al tavolo” con le più grandi produzioni mondiali.
Da allora la straordinaria qualità di questo vino si ripete in diverse annate. Nel 1970 nasce il primo Taurasi DOC. Poi, con i nuovi modelli stilistici ed interpretativi (utilizzo delle barrique o di grandi botti di rovere di Slavonia) e la nascita di nuove etichette, il Taurasi esplode, guadagnandosi il riconoscimento della DOCG nel 1993, unica di tutto il Centro-Sud fino al 2003.

Il Taurasi oggi

Al giorno d’oggi sono tante le cantine e le produzioni di eccellenza. Ogni anno le guide e i concorsi enologici più importanti sono pieni di bottiglie premiate.
Produzioni artigianali di grande pregio, caratterizzate dalle peculiarità del terroir e da lavorazioni diverse. Vini ricchi di storie di famiglia, di tradizioni e di cultura, che ogni produttore custodisce e racconta con orgoglio. È per questo che sentiamo il dovere di difenderle, valorizzarle e promuoverle.

Info Irpinia, nel suo programma, prevede diverse esperienze a stretto contatto con le realtà storiche di questo grande vino DOCG, per poter scoprire e assaporare la magia di un un prodotto che ormai, da anni, incanta il mondo.
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